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3 medaglie!

maggio 30, 2012

Sono stata appena informata che 3 dei vini delle nostre Cantine Lupo hanno vinto 3 medaglie! 1 d’oro e 2 d’argento: Syranto, Primolupo e Terra Marique.

E’ una notizia bellissima che ripaga il lavoro duro e impegnativo di una Cantina i cui vini si sono affacciati sul mercato da pochi anni.

Ed è una gioia poter condividere questo entusiasmo con le persone che lavorano con noi, l’enologo, l’agronomo ma soprattutto quelli dietro le quinte, in primis, Ivano il nostro Chef de Cave (come scherzosamente lo chiamo io), senza il cui lavoro prezioso la cantina non andrebbe avanti, le ragazze che si occupano della raccolta nel periodo della vendemmia, i contadini e i lavoranti che si impegnano per noi con passione. Gli amici cari che ci sono vicini e ci sostengono e tutti quelli che hanno apprezzato i vini da subito e ci hanno dato la spinta per poter continuare.

Personalmente aspetto con ansia l’imbottigliamento di Kefi e spero di poter gioire presto per un altro successo!

tempus edax rerum

maggio 29, 2012

Reblogged from Cantine Lupo:

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Con la giornata di ieri si è chiusa una settimana davvero ricca di emozioni.

Lunedì scorso erano approdati a Roma Valentina, Gino ed Emanuele.

Dopo avere scaricato le opere ci siamo ritrovati a cena a casa nostra. Francesca – come al solito – è contenta di avere ospiti. E’ stata una serata molto piacevole: abbiamo avuto modo di conoscere Emanuele e di capire un po’ di più della sua poetica e del suo approccio all’arte.

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Oggi…

maggio 28, 2012

mio papà avrebbe compiuto 80 anni. E sento forte il bisogno di ricordarlo in questo mio “spazio culinario” che ho condiviso con lui finché è stato possibile.

Ho già detto alcune cose di lui e oggi vorrei aggiungerne altre per mantenere vivo il suo ricordo.

Mio padre era un uomo alto, elegante, sorridente e generoso. Era nato e cresciuto ai Parioli, un quartiere di Roma che amava moltissimo, per il quale aveva conservato una forte nostalgia e che era diventato la meta dei nostri pellegrinaggi. Spessissimo tornavamo insieme dalle “sue parti”, mi raccontava storie e aneddoti, mi ha fatto conoscere e amare Villa Borghese, dove ogni anno, a maggio, seguivamo insieme il concorso ippico di Piazza di Siena e che ora è la mia meta preferita per i pic nic primaverili.

Mio papà amava il suo lavoro, spesso mi portava con lui e così mi ha dato modo di scoprire il suo mondo “oltre casa”… le sue scartoffie, il laboratorio chimico, gli operai che lavoravano per lui e che lo veneravano. È stato osservando lui in quel contesto che ho imparato a trattare con persone anche molto diverse da me.

A casa con noi amava la cucina e la convivialità ed è per questo che la nostra era il classico “porto di mare”. Ricordo cene, amici, ospiti, cibo, vino, bivacchi e allegria.

Quello che più mi manca è proprio il suo sorriso e una sana spensieratezza nei confronti della vita, un tratto che a volte faccio fatica a ritrovare nella persone che incrocio.

Ho provato tanto a cercare la ricetta di alcuni dolcetti che lui adorava: i “sospiri”. A Roma ormai sono introvabili. Li vende ancora soltanto Giolitti a Campo Marzio e mi sono ripromessa di fare un’incursione per vedere se riesco ad ottenere la ricetta per poterli rifare e poter ricordare il mio papà.

La crema di asparagi e porri del circolo della trapunta

maggio 27, 2012

Alcuni giorni fa mi sono ritrovata a dover preparare stuzzichini per circa 100 persone!

Un “regalino” di Anto che in questo periodo somiglia sempre più ad una trottola e quindi mi ha rimpallato anche la parte culinaria delle nostre già numerose attività… (vedi http://www.artribune.com/tag/lu-mi-project/). In effetti comincio a non sapere più se sono una traduttrice, una produttrice di vino, una food blogger, una food hunter, un’organizzatrice di mostre d’arte e responsabile del catering… e infatti quando mi chiedono cosa faccio, se rispondo: “tutto” ho notato che si creano strani malintesi e ricevo proposte indecenti… quindi ho deciso di andare sul classico, il primo amore, la “traduttrice” e nel frattempo rimpiango di non essere nata all’epoca di Jane Austen perché ora starei comodamente seduta sotto un gazebo a ricamare e a sorseggiare un tè…

E comunque, non potevo farcela da sola, quindi ho dovuto chiamare i rinforzi!

La mia cucina si è trasformata come per incanto nel “circolo della trapunta” citato in un delizioso film del 1995 “Gli anni dei ricordi”, e vi scrivo anche la trama (nel caso vi venisse voglia di fondarne uno!)

Finn (Winona Ryder) è una giovane ragazza prossima alla laurea che, per completare la sua tesi su “l’artigianato femminile nelle culture” e riflettere sulla proposta di matrimonio del suo ragazzo Sam, sceglie una tranquilla casetta dove vivono sua nonna e la sua prozia Glady (Anne Bancroft). In questa amabile casetta le due donne hanno creato “Il circolo della trapunta”, ove donne di vita vissuta oltre a realizzare trapunte sfogano le loro angosce attraverso chiacchierate e tè freddo. Durante questo lungo soggiorno estivo, Finn troverà molte risposte ai suoi dubbi attraverso le storie delle “socie” del circolo della trapunta.

Il mio circolo della trapunta includeva mia mamma, Consuelo amica e cuoca, la mia fidata e onnipresente Penni con la quale ci basta uno sguardo e ci siamo capite… e io naturalmente.

Dalle nove di mattina è stato tutto un affettare, sfumare, frullare, impastare e infornare! E nel frattempo, ho raccolto le confessioni familiari di Penni, le proposte culinarie di Consuelo e i rimproveri di mia madre: sei veramente disordinata ma almeno in cucina… sei precisa come tuo padre! E viva dio, bisbiglio io!

Di tutto quello che abbiamo preparato, la ricetta che vorrei passarvi oggi è la crema di asparagi e porri preparata da Consuelo.

Abbiamo preso due porri e due mazzi di spinaci. Li abbiamo affettati e messi a cuocere nel wok con pochissimo olio, sale, pepe, abbiamo sfumato con un po’ di vino bianco e lasciato cuocere ancora per un bel po’. A fine cottura, quando le verdure sono diventate molto morbide, abbiamo frullato tutto e ottenuto una deliziosa crema che potete utilizzare sul pane, per condire la pasta aggiungendo un po’ di pinoli e pecorino, o smangiucchiarla con qualche chips proprio come un guacamole.

Gli usi possono essere veramente tanti e vari. A voi la scelta!

Gli asparagi di Simona e…

maggio 20, 2012

Le ricette della mammadilui direttamente da Verona!

Sere fa, sono stata a cena dalla mia cara amica Simona, vulcanica, positiva e gentile. Lei è una delle mie più accanite seguaci e questa cosa della cucina la prende veramente sul serio, tanto che… quella sera, oltre ad avermi preparato una cena buonissima, mi ha reso felice (forse anche più di felice) porgendomi un blocchettino di fogli fotocopiati che contengono le ricette della mamma di Pietro (il suo compagno) prese a Verona apposta per me!! Con i preziosi appunti della veronese mammadilui, scritti a mano e che, oltre alle ricette, contengono deliziosi e divertenti aneddoti personali tipo “ci mettevano una giornata. La zia Pia rompeva le mandorle (le avevano nell’orto) e le pestava nel mortaio e così passava la mattina”.

Ho dovuto faticare per trattenermi dal leggere tutti i fogli a tavola e cercare di essere presente perché la curiosità era veramente forte.

Tornando alla cena, Simo mi ha preparato gli asparagi in un modo che non avevo mai provato e che ho trovato fantastico. Lei li cuoce in forno con un filo d’olio e sale grosso (tipo Fleur de Sel) finché diventano croccanti. In pratica li fa arrosto.

Li ho trovati meravigliosi! E ormai anche io li preparo sempre così.

A presto con le ricette della veronese mammadilui!

Madame Soufflé

Lettera a D. Storia di un amore. E di ciliegie…

maggio 9, 2012

Ieri ho riaperto per l’ennesima volta il mio libro preferito “Lettera a D. – Storia di un amore” di André Gorz, che tengo da anni nella mia borsa e che porto sempre con me, spiegazzato, consumato e sottolineato.

Un libro minuscolo, circa 80 pagine, in cui il filosofo André Gorz, uno dei grandi intellettuali di Francia, pensatore della sinistra esistenzialista e libertaria francese, ricorda il legame con la moglie Dorine.

L’esordio della lettera è travolgente, ma non è una dichiarazione d’amore, piuttosto un tentato risarcimento per non aver riconosciuto la verità e la sovranità di questo legame. L’amore per D. nella sua vita era tutto.

Riporto testualmente: “Inizio e fine sono bellissimi. Riscattano tutto quello che è avvenuto in mezzo, che è stato detto, che è stato taciuto… e nessun bisogno impudico di dichiarazioni sull’aldilà: solo quella, implicita, che un’altra vita non c’è,  ma che se, per assurdo, ci fosse, “vorremmo trascorrerla insieme”.

La lettera (meravigliosa, aggiungo io) è un monito a non “rimandare l’esistenza a dopo”.

Gorz dichiarò «ho avuto molte difficoltà con l’amore perché è impossibile spiegare filosoficamente perché si ama e si vuole essere amati da una tale persona precisa con l’esclusione di tutte le altre.»
Domande alle quali non sa rispondere nel pieno della sua produzione creativo-filosifica-culturale e tutto concentrato su se stesso e che invece trovano una piena soddisfazione nel suo (ri)pensare all’amore non dimenticando la lezione di Sartre che l’anima è il corpo.
«È così: la passione amorosa è una maniera di entrare in sintonia con l’altro, anima e corpo, e soltanto con lui o lei. Siamo al di qua e al di là della filosofia.»

E voi direte… ma che c’entra la lettera d’amore a D. con la cucina??

Più o meno a metà libro, D. cammina per i giardini della Place Saint-Germain mangiando un grande cartoccio di ciliegie nere e quelle ciliegie nere mi hanno sempre riportato alla mente una torta che preparavo tantissimi anni fa e che vorrei mettere oggi nel blog, visto che maggio è il mese delle ciliegie!

Ingredienti

per la pasta: 350 gr di farina, 1 pizzico di sale, 150 gr di burro, acqua fredda o latte q.b.

per la farcitura: 200 gr di zucchero semolato, 40 gr di farina, 1 kg di ciliegie, 2 cucchiai di vino rosso, 1 cucchiaino di buccia d’arancia grattugiata.

Procedimento:

ponete le ciliegie, ben lavate e snocciolate, in un tegame di terracotta con 2 cucchiai di zucchero e 2 di vino e fatele sobbollire per 40 minuti. Lasciate raffreddare a temperatura ambiente.

Accendete il forno e riscaldatelo a circa 200°C. Setacciate la farina e un pizzico di sale in una larga terrina. Aggiungete il burro e lavorate il tutto con le mani amalgamando bene gli ingredienti. Poi versate una quantità d’acqua fredda o di latte sufficiente a rendere l’impasto sodo e piuttosto compatto. Tirate metà dell’impasto su un piano infarinato e utilizzatelo per rivestire una teglia del diametro di 23 cm. In una larga terrina mescolate con le ciliegie con 1 cucchiaino di buccia d’arancia grattugiata, 40 gr di farina e lo zucchero rimasto, quindi versate il composto nella teglia.

Spianate la pasta rimanente e con una rotellina seghettata tagliate la pasta in strisce sottili lunghe 23 cm. Poi intrecciate le strisce sopra la crostata. Cuocete in forno per circa 45 minuti, ricoprendo con un foglio di alluminio se vedete che la pasta sta imbrunendo troppo.

La lovely puttanesca

maggio 5, 2012

A casa mia un piatto di pasta alla puttanesca non è mai semplicemente una puttanesca ma una “lovely puttanesca” e la domanda di rito è “che ne dici di una lovely puttanesca”??

La lovely puttanesca è un omaggio alla cara vecchia Delia Smith. La prima chef inglese televisiva di successo, ormai settantenne, addirittura insignita nel 2009 dei titoli di Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico e Comandante dell’Ordine dell’Impero Britannico, per il suo prezioso contributo alla diffusione di ricette e programmi televisivi di cucina. Mica una sciacquetta qualsiasi improvvisatasi esperta dei fornelli!

Anche se è un piatto tipico della tradizione napoletana, perché citare Delia? Perché più di dieci anni fa, Anto lavorava ad Amsterdam e io facevo la pendolare. Quasi ogni sera, all’ora di cena, lo costringevo a seguire in tv le lezioni di cucina di Delia, e in una di quelle puntate, preparò la lovely puttanesca, pronunciata con quell’accento inglese perfetto che è rimasto indelebile nella nostra memoria!

La permanenza ad Amsterdam ha sicuramente contribuito ad aumentare il mio già esistente delirio culinario… e certamente Anto all’epoca non poteva immaginare che un giorno avrebbe avuto una casa sommersa da libri di cucina, arnesi e attrezzature di ogni tipo, la tastiera del computer sporca di amido di patate (che resta sulle mie dita mentre cucino e scrivo) e ancora meno poteva immaginare che la sera mi sarei infilata sotto le coperte soffocata da pile di libri dai titoli più strani… “Arrosti chic e gourmand”, “Monografia del finocchio” o il preziosissimo “Physiologie du goût” di Brillat-Savarin, tanto per citarne solo tre… Ormai si è rassegnato a svegliarsi con il viso coperto dai miei appunti volanti presi durante la notte.

Comunque, al di là delle chiacchiere, questa è la ricetta della “lovely puttanesca” (con le acciughe, che è la variante laziale):

Ingredienti: filetti di acciughe (7/8), qualche cappero, olive nere denocciolate, un paio di spicchi di aglio, peperoncino, pomodori, olio, sale.

Procedimento: prendete i pomodori, fate un’incisione a croce alla base e fateli sbollentare in acqua bollente per pochi minuti, poi tirateli su e metteteli da parte.

Intanto mettete in padella aglio, olio e peperoncino e soffriggete un po’, aggiungete acciughe e capperi precedentemente dissalati e sminuzzati e poi le olive, fate saltare in padella per qualche minuto.

Nel frattempo spellate i pomodori, privateli dei semi e tagliateli a dadini. Fateli cuocere in per una decina di minuti insieme agli altri ingredienti.

Lessate gli spaghetti, scolateli al dente, conditeli con l’intingolo e saltateli in padella per qualche secondo.

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